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05 - 12 - 2012
Ed ecco il lieto evento, è nata un'aragosta blu!!!
Perché l'aragosta blu? Intorno a giugno del 2012 fu pescato un'esemplare di aragosta blu in Nuova Scozia, Canada. La probabilità di trovarne una è all'incirca una su due milioni. Il particolare colore è dovuto a un difetto genetico del pigmento del carapace, un po' come le tigri o i leoni albini.Mi sembrava quindi carino identificare il mio blog come qualcosa che va oltre le solite ricette di cucina. Qui si parlerà di tecniche, di cucina della nonna, di metodi dimenticati, di cene a tema per stupire, di etnico, di preparazioni fatte in casa. Tutto quello che riguarda la cucina in un discorso un po' più vasto e diverso dal solito.Condividerò quindi 20 anni circa di ricerca, di studio, di osservazioni e di tanta passione. Adesso accomodatevi e prendiamoci un caffè...

sabato 27 aprile 2013

Costine d'agnello alla Villeroi


"Sans pain, sans vin, amour n'est rien!" (Senza pane e senza vino l'amore non è nulla) (Proverbio francese)

      Oggi ho rispolverato una ricetta dei gloriosi anni '80; erano gli anni quando John Travolta faceva impazzire le ragazzine ancheggiando in discoteca e Indiana Jones compiva imprese impossibili senza mai perdere il suo mitico cappello. 



     Sono gli anni di grandi successi discografici: Michael Jackson pubblica Thriller, l'albo più venduto nella storia della musica, Moonlight Shadow, indimenticabile. Madonna, i Queen, Vasco Rossi, l'elenco è infinito!

     Alla televisione c'erano i Visitors, Magnum P.I., Dallas, Raffaella Carrà.... che nostalgia!!!

     Per quanto riguarda la cucina gli anni '80 hanno segnato una serie di orrori gastronomici, chi non si ricorda di quella brodaglia denominata "cocktail di scampi"? Il gusto di quei poveri gamberetti veniva ucciso da tonnellate di salsa rosa. La Cuisine Francaise affogava in panne e burri praticamente di tutto, coprendone tristemente il gusto. Ma in mezzo a quel miscuglio di salse e panne molte cose non vanno assolutamente lasciate nel dimenticatoio perché rimangono oltre che buone anche dei cardini della cucina. Sono esattamente vent'anni che avevo voglia di farmi queste costolette alla Villeroi, cioè da quando comprai la mia prima enciclopedia della cucina e vidi la foto di questo piatto, e mi incuriosì il fatto che fossero usate solo nelle cucine dei nobili, .

     Costantino della Gherardesca disse una volta in televisione, che a casa sua era normale mangiarle mentre faticava a trovarle nei ristoranti. E a un piatto nobile come non associare un vino nobile: Guidalberto della Tenuta San Guido, tenuta che è sita tra Livorno e Grosseto, e che produce il famoso e buonissimo Sassicaia.

     Premetto che non sono una sommelier, so qualcosa di vini ma non sono un tecnico, quindi quello che dico è puramente opinione personale. Se poi si sposa con le opinioni degli addetti ai lavori tanto meglio

INGREDIENTI:
per 4 persone:

  • 8 costine di agnello
  • una noce di burro
  • sale e pepe q.b.
  • vino bianco
per la salsa Villeroi:

  • 50 g di burro
  • 70 g di farina
  • 1 /2 bicch. di latte
  • 2 tuorli d'uovo
  • 1 cucch. di parmigiano grattugiato
  • 2 cucchiai di brunoise di prosciutto cotto 
  • 2 cucchiai di brunoise di funghi porcini secchi fatti rinvenire in acqua calda
per friggere:
  • 2 uova
  • pangrattato
  • burro
servitela con acini d'uva: essendo un piatto particolarmente corposo la freschezza dell'uva bilancerà alla perfezione il sapore intenso del piatto.

PREPARAZIONE:

Prendiamo le costolette, le mie non erano particolarmente grandi perché il piatto anche se buonissimo è sostanzioso.




     Faccio brasare le costolette in una padella con un poco di burro. La ricetta originale prevede l'uso del marsala secco, io ho preferito sostituirlo con dell'ottimo vino bianco. Non ho usato lo stesso vino d'accompagnamento perché essendo rosso avrebbe "colorato" troppo la carne. Dopo averle brasate per qualche minuto, il tempo di farle dorare bene senza cuocerle troppo, le ho appoggiate in un piatto e mi sono apprestata a preparare la salsa Villeroi, che non è altro che una versione ricca della besciamella.

     Faccio quindi sciogliere il burro in una pentola e aggiungo la farina, e faccio esattamente come dice Escoffier nel "grande libro della cucina francese" (titolo originale: Ma cuisine):

"Far restringere a fuoco vivo mezzo litro di salsa bionda (Roux biondo); servirsi, per questa operazione, della spatola, facendo forte pressione sul fondo della casseruola fino al momento in cui la salsa non abbia raggiunto una densità tale da poter avvolgere i cibi che devono esserne inzuppati. N:B: Questa salsa deve esclusivamente avvolgere i cibi i quali saranno poi panati all'inglese" (Ma Cuisine, 2500 ricette)


     Il burro e la farina cuociono. Le faccio cuocere bene per circa un quarto d'ora per evitare che la salsa sappia di "farina cruda", che non è piacevole. Aggiungo poco alla volta il latte che avevo precedentemente scaldato, e mi raccomando OCCHIO AI GRUMI: questa salsa è traditrice, se non si sta molto attenti fa immediatamente grumi. Si dice che il cuoco professionista deve riuscire a fare una besciamella senza usare la frusta ma col solo ausilio del cucchiaio di legno ,e vi posso assicurare che non è assolutamente facile!!! 

     Ok, non è proprio da chef ma..... piccolo tips and tricks per le cuochine in erba che si trovano in difficoltà: se la besciamella vi fa dei grumi, usate il frullatore a immersione... però qui lo dico e qui lo nego, il vero chef non usa questi trucchi!!!!

     Dopo aver messo il latte e aver mescolato un attimo, mettiamo i funghi e il prosciutto. Oddio, nella ricetta originale al posto dei funghi ci voleva la purea di tartufi, ma è un compromesso accettabile e molto più alla portata di tutti. Facciamo andare per un altro quarto d'ora circa, dobbiamo fare addensare la salsa molto più di una normale besciamella, perché deve essere abbastanza sostenuta da avviluppare le costine senza "sbrodolare" dappertutto. Assaggiatela: io sinceramente non avevo mai assaggiato una besciamella così buona: il prosciutto e i funghi donano alla crema un sapore veramente splendido. In mancanza dei funghi secchi, va bene far saltare in un velo di burro dei porcini congelati, ma mi raccomando di farli asciugare benissimo e poi di tritarli a brunoise come il prosciutto. 

     Brunoise... cioè? vorrebbe dire farli a dadini di un paio di millimetri, una specie di dadolata molto piccola.

     Una volta che la salsa è pronta, chiudere il fuoco. Aggiungere il parmigiano e, uno alla volta, i due tuorli sbattuti. Mescolate bene e subito perché la salsa è calda, dovete evitare di cuocere i tuorli, ma bensì dovete amalgamarli perfettamente. Rimettete sul fuoco e fate sobbollire delicatamente la salsa per qualche minuto.




     Adesso, con la salsa ancora calda (perché si rapprende una volta fredda) immergete le costolette e avvolgetele bene. Lasciatele una mezzoretta in frigo in modo da far addensare la salsa per bene.



     Ecco, sono perfettamente avvolte, e non sarà assolutamente difficile impanarle. Se la salsa fosse troppo molla impanarle risulterebbe essere una "Mission Impossible".


     Et Voilà!!!! Fate spumeggiare del burro e ponetevi le costolette...se le appiattite un poco risulteranno più facili da friggere. Il successo di questo piatto dipende soprattutto dalla salsa e dalla cottura, ma tutto sommato a parte qualche accortezza non è assolutamente difficile, e vi posso assicurare che farete un figurone!!!

     Servitelo con un rosso strepitoso come ho fatto io, questo piatto non può e non deve essere servito con un vino qualunque!!! 14 gradi e mezzo, corposo e dal gusto intenso; meno pesante del Montalcino, al quale assomiglia molto. Lasciato decantare sviluppa una serie di profumi vagamente floreali. Un gusto rotondo che riempie la bocca, devo ammettere che è veramente un gran vino, e l'abbinamento con questo piatto è risultato riuscitissimo.







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